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Posso avere un sito e-commerce senza p.iva?

Assolutamente NO! E’ illegale qualsiasi attività di vendita al pubblico che non preveda il regolare rilascio di fattura (o scontrino fiscale). Oltre a ciò, per i siti aziendali o che svolgono attività e-commerce, la pubblicazione del numero di Partita IVA in Home Page è addirittura OBBLIGATORIO, così come previsto dal DPR 633/1972, articolo 35

Quali sono i costi annui di una p.iva?

non conviene aprire la partita iva appena si inizia una nuova attività perché la gestione della partita iva ha dei costi. Inoltre l’ordinamento italiano non richiede l’apertura di partita iva se si svolge un’attività commerciale occasionale. Altrimenti non sarebbe possibile nemmeno vendere oggetti usati su e-Bay o tramite i giornali di annunci economici come Porta Portese o Secondamano. Perciò se hai intenzione di avviare un business online, concentrati sulla tua attività e non pensare alla partita iva. Una volta aperta la partita iva però, dovrai necessariamente rivolgerti ad un commercialista per farti seguire nel disbrigo di tutte le pratiche fiscali.

Le cose cambiano se l’attività commerciale non è più occasionale, perché in questo caso hai l’obbligo di aprire la partita iva. Per stabilire se stai svolgendo un’attività commerciale continuativa e non occasionale, c’è la famosa soglia dei 5.000 euro. Cosa significa? Significa che se con la tua attività guadagni meno di 5.000 euro non hai alcun obbligo di aprire la partita iva, ma una volta superata questa soglia, scatta l’obbligo. Ovviamente, se sei un professionista che possiede già la partita iva (perché svolgi altre attività), sei obbligato ad indicarla nel tuo sito web sempre e comunque. L’obbligo sussiste anche se usi il tuo sito web solo per farti pubblicità e non per guadagnare direttamente. Quindi se possiedi la partita iva, hai l’obbligo di dichiararla nel tuo sito sempre e comunque. Se invece devi ancora aprirla, l’obbligo scatta solo al superamento della soglia dei 5.000 euro di ricavi nell’arco dell’anno solare. L’apertura della partita iva comporta dei costi e degli adempimenti in termini fiscali e contributivi, ma consente anche di avere dei vantaggi come la deducibilità dei costi (come ad esempio le spese telefoniche, di collegamento ad Internet, di hosting, etc.). Ricapitolando:

Per aprire la partita iva devi avere dei ricavi certificati superiori ai 5.000 euro l’anno (certificati vuol dire attestati da ricevute)

Il superamento della soglia dei 5.000 euro deve essere consolidato e non eccezionale. Ciò significa che non dovrai aprire la partita iva appena superi 5.000 euro. Diciamo che potresti prendere in considerazione un intervallo di tempo di 18 mesi. Nei primi 12 constati il superamento della soglia e nei successivi 6 mesi vedi se la tendenza dei ricavi è costante. Solo in questo caso puoi iniziare a prendere in considerazione l’apertura della partita iva

Una volta aperta la partita iva potrai dedurre tutta una serie di costi dall’imponibile (spese telefoniche, spese Internet, etc.) a patto che tali costi siano intestate alla p.iva che hai aperto. Puoi dedurre fino all’80% dei costi.

Un’altra cosa da prendere in considerazione è la tipologia dei clienti. Se vendi prodotti o servizi a soggetti privati, non devi emettere fattura. L’unica cosa che potrebbe chiederti un soggetto privato è il rilascio di una ricevuta fiscale. In questo caso puoi rilasciare una semplice ricevuta scritta con Word e inviata via e-mail, all’interno della quale dovrai specificare il tuo codice fiscale. Se invece vendi prodotti o servizi a imprese e titolari di partita iva, allora dovrai emettere un documento fiscale. Il documento fiscale può essere una fattura (in questo caso dovrai necessariamente possedere una partita iva) oppure una ricevuta (dove specificherai il tuo codice fiscale). L’importo che dovrai dichiarare nella ricevuta, varia a seconda della tipologia di cliente. Ci sono tre casi:

Vendi a un soggetto privato

Vendi a un’impresa o titolare di partita iva

Vendi in affiliazione

Nella ricevuta fiscale dovrai indicare nel primo caso lo stesso importo che hai guadagnato (se ad esempio vendi un ebook a 50 euro, indicherai 50 euro), nel secondo caso lo stesso importo decurtato del 20% di ritenuta fiscale (quindi 40 euro se vendi un prodotto o servizio a 50 euro) e nel terzo caso lo stesso importo decurtato dell’11,50% di ritenuta alla fonte (se guadagni 100 euro dovrai quindi specificare 88,50 euro).

Come si apre la partita IVA?

Superata la soglia dei 5.000 euro puoi iniziare a pensare di aprire la partita iva. In passato occorreva comunicare l’inizio attività alla Camera di Commercio della tua provincia, al Registro delle Imprese e all’INPS. Oggi tutto ciò viene fatto con una sola comunicazione online al Registro delle Imprese. Si tratta della ormai nota Comunicazione Unica. Sarà poi a cura del Registro delle Imprese l’invio della comunicazione sia alla Camera di Commercio che all’INPS.

I costi di gestione di una partita IVA dipendono dal regime fiscale scelto. Sono possibili due tipi di regimi fiscali:

Regime dei minimi (utilizzabile solo dalle persone fisiche e dagli imprenditori individuali con ricavi al di sotto dei 30.000 euro l’anno)

Regime delle nuove iniziative produttive e imprenditoriali (per non più di 3 anni consecutivi)

Con il regime fiscale dei minimi non si pagano l’IVA, l’IRAP, l’IRPEF e le addizionali regionali e comunali sull’IRPEF. Inoltre non si è soggetti agli studi di settore. Si paga solo un’imposta sostitutiva del 20% sugli utili prodotti. Con il regime dei minimi quindi, a fine anno dovrò effettuare unicamente la dichiarazione redditi, dichiarando tutti i ricavi incassati (ai quali dovrò sottrarre tutti i costi sostenuti) e sulla differenza calcolerò il 20% di imposta sostitutiva. Il regime dei minimi però non ti consente di portare in detrazione gli oneri deducibili e detraibili (detrazioni per familiari a carico, spese sanitarie, interessi su mutui, etc.). Inoltre non potrai effettuare esportazioni, non potrai sostenere spese per lavoro dipendente o di collaborazione e non potrai acquistare beni strumentali di valore totale superiore ai 15.000 nell’arco di 3 anni consecutivi. Con il regime fiscale delle nuove iniziative produttive e imprenditoriali gli adempimenti fiscali sono maggiori. Dovrai pagare IVA e IRAP e sarai soggetto agli studi di settore. Però in compenso pagherai un’imposta sostitutiva del 10% e non del 20%.

Oltre alle imposte dovrai considerare i costi relativi alla posizione INPS. In questo caso sono possibili 4 situazioni:

Sei una persona non occupata che apre la partita IVA come impresa

Sei una persona non occupata che apre la partita IVA come libero professionista

Sei un lavoratore dipendente che apre la partita IVA come impresa

Sei un lavoratore dipendente che apre la partita IVA come libero professionista

Nel primo caso, una volta effettuata la comunicazione di inizio attività (utilizzando la procedura Comunicazione Unica), ti arriveranno a casa nel giro di 1 anno i modelli F24 precompilati per poter effettuare il pagamento dei contributi INPS. Ad oggi il contributo INPS minimo è di 2.887 euro l’anno. Superato il limite dei 14.000 euro di ricavi annuo, il contributo INPS comprenderà un’ulteriore aliquota aggiuntiva del 20%. Nel secondo caso dovrai iscriverti alla gestione separata INPS e il contributo percentuale al reddito da versare sarà del 26,72%. Nel terzo caso sarai soggetto ad una doppia contribuzione INPS, sia come lavoratore dipendente sia per quanto riguarda la tua attività extra (a meno che tu non riesca ad ottenere un esonero). Nel quarto caso dovrai iscriverti alla gestione separata INPS e sarai soggetto ad una contribuzione INPS del 17%. I dipendenti pubblici non potrebbero aprire la partita IVA a meno che non siano lavoratori dipendenti a tempo parziale. In ogni caso occorre sempre richiedere l’autorizzazione presso l’amministrazione pubblica o l’ente presso il quale si lavora e, ovviamente, l’attività secondaria dovrà essere svolta al di fuori dell’orario lavorativo. Il regime che ti consiglio è quello dei minimi (se ovviamente non superi i 30.000 euro di reddito l’anno). Per questo regime fiscale, ricapitolando dovrai sostenere i seguenti costi:

20% di imposta sostitutiva (1.000 euro su 5.000 euro di reddito)

Almeno 2.887 euro di contributi INPS

Il costo di un commercialista che ti seguirà in tutti gli adempimenti fiscali e contributivi (diciamo tra i 500 e i 1.000 euro l’anno)

Come vedi la soglia di reddito dei 5.000 euro l’anno non è casuale. Se infatti sommi tutti i costi, ti accorgerai che su 5.000 euro dovrai pagare 1.000 euro di imposte, quasi 3.000 euro di contributi INPS e quasi 1.000 euro di commercialista (per un totale di 5.000 euro di costi). I guadagni veri perciò si iniziano a vedere non appena si supera questa fatidica soglia. Bene, spero di aver chiarito i dubbi fiscali più frequenti della maggioranza delle persone che hanno intenzione di avviare un’attività online e di aprire una partita IVA. Ovviamente io non sono un esperto in materia (tutt’altro), perciò ti consiglio caldamente di rivolgerti sempre e comunque ad un buon commercialista (puoi verificare l’iscrizione all’ordine consultando il sito del Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e Esperti Contabili) oppure puoi effettuare una ricerca sul sito specifico della tua provincia, dove potrai trovare il consulente più vicino, specificando un CAP.

Con p.iva, il commercialista è obbligatorio o posso tenermi i conti da sola?

Per esporre i miei volantini nei bar o negozi, serve un timbro particolare?

Riguardo al volantinaggio, per esempio, il Comune di Campi Bisenzio (firenze) richiede una marca da bollo, ma a Reggio Emilia non si è soggetti ad autorizzazione né per il porta a porta né per bar o locali.

C’è infatti anche differenza tra la distrubuzione attiva nelle strade, e il semplice “posarli” all’interno dei locali e nelle cassette postali.

In alcuni comuni è stato addirittura vietato totalmente il volantinaggio, in altri casi la decisione di vietarlo è stata definita illegittima.

In sostanza ciascun territorio ha la sua regola.

Posso mettere i miei volantini nelle buchette della posta?

Per fare i mercatini da hobbista servono dei documenti particolari? Dove li trovo?

Devo fare ricevute di qualche tipo quando vendo in un mercatino da hobbista?

I prezzi nei mercatini da hobbista li posso mettere?

Mercatini a norma di legge: ogni regione e anche ogni provincia ha le sue regole ma nella maggior parte di mercatini dell’artigianato e dell’usato è VIETATO esporre i prezzi degli oggetti trattandosi sulla carta di mercatini “del baratto”, ovvero di scambio senza denaro. Quindi per legge sono è rimasta la regola che vieta di esporre prezzi. Il venditore poi di norma deve dichiarare agli organizzatori del mercatino, mediante modulo da loro fornito, che gli oggetti sono rigorosamente di produzione propria e realizzati a mano.

Posso mettere i prezzi nel mio blog se non c’è il carrello?

Posso fare aste e give away su facebook?

Non è consentito subordinare la registrazione o la partecipazione all’esecuzione di azioni da parte dell’utente mediante funzioni o funzionalità di Facebook diverse dal cliccare su “Mi piace” su una Pagina, registrarsi in un luogo o connettersi con l’applicazione. Ad esempio, è vietato subordinare la registrazione o la partecipazione al cliccare su “Mi piace” su un post in bacheca, commentare o caricare una foto in bacheca.

  • Non è consentito usare le funzioni o le funzionalità di Facebook come meccanismo di registrazione/partecipazione alla promozione. Ad esempio, cliccare su “Mi piace” su una Pagina o di registrarsi in un luogo non può comportare la registrazione automatica alla promozione.

  • Non è consentito usare funzioni o funzionalità di Facebook, come ad esempio il pulsante “Mi piace”, come meccanismo di voto per una promozione.

  • Non è consentito inviare notifiche ai vincitori mediante Facebook, ad esempio messaggi di Facebook, messaggi in chat o post su profili (diari) o Pagine.

  • È vietato taggare o inviare inviti via e-mail a persone che non sono utenti di Facebook senza il loro consenso.

  • https://www.facebook.com/legal/terms

❀  Le “opere di ingegno” sono davvero prive di alcuna tassa e non tenute a rilasciare scontrini fiscali?

La mia attività è considerata occasionale fino a che non guadagno più di 5.000 euro l’anno, ma come faccio a sapere quando ci arrivo se non sono tenuta ad emettere scontrini e ricevute di alcun tipo? E soprattutto, come faccio ad arrivarci se non avendola, non posso vendere praticamente da nessuna parte?

E’ legale vendere su facebook “opere del proprio ingegno”?

La prima cosa da fare se vuoi vendere su Facebook è quella di creare una pagina fan. Non fare l’errore (che fanno molti) di utilizzare il tuo profilo personale per vendere su Facebook. Non si può fare e si va contro il regolamento di Facebook. Se lo fai rischierai di farti disabilitare l’account. Non commettere poi il secondo grande errore che più frequentemente si vede su Facebook: fare spam. Lo spam non è ben visto da nessuno. È perfettamente inutile subissare i propri amici di proposte e offerte. Queste cose si fanno all’interno delle pagine fan. Allo stesso modo non serve inviare messaggi privati alle persone. Non solo è una pratica molto invasiva e sgradita, ma non produce effetti positivi. Se invii proposte e offerte con messaggi privati, otterrai solo un risultato: i tuoi amici cancelleranno l’amicizia.

Il social commerce sta diventando un’alternativa alla SEO? Io non credo, però è sicuramente un’opportunità in più da considerare. Consentire agli utenti di cliccare su “mi piace” e di pubblicare i loro acquisti nella loro bacheca può davvero essere utile per incrementare le vendite. Il social commerce consente una maggiore interattività e partecipazione da parte dei clienti.

Per vendere su Facebook, esistono decine di applicazioni. Alcune gratuite altre a pagamento. Ecco un elenco delle più usate:

eBay Auctions, per inserire all’interno della tua bacheca gli annunci che hai pubblicato su eBay

Flame Tunes, per vendere la tua musica su Facebook (in realtà non so quanto sia usata quest’applicazione Facebook)

Marketplace, una vetrina per i tuoi prodotti

Se invece vuoi creare un vero negozio all’interno della tua pagina fan, ti consiglio queste applicazioni:

Payvment (gratuita), BigCommerce (a pagamento), ShopTab (usato da HerRoom), Alvenda, Wishspot, Storefront, Ecwid

INOLTRE PER LEGGE:

 Per un privato è possibile vendere online senza la partita iva, volendo essere più precisi, dobbiamo prendere come riferimento di D.Lgs 276/2003, che disciplina le Prestazioni Occasionali di Lavoro autonomo, definendoli come rapporti di durata complessiva non superiore, nell’anno solare, a trenta giorni con lo stesso committente con compenso non superiore ai 5.000 Euro annui

  ❀ Se apro la p.iva, posso vendere senza alcun problema sia su un sito e-commerce, che tramite blog, facebook, mercatini, posso fare volantini e metterli in giro, o devo avere altri documenti?

  ❀ Per quanto riguarda i mercatini, ogni regione ha regole diverse o sono le stesse per tutta Italia?

❀ E’ VERO QUESTO? ->“inviare e-mail pubblicitarie senza il consenso del destinatario è vietato dalla legge. Se questa attività, specie se sistematica, è effettuata a fini di profitto si viola anche una norma penale e il fatto può essere denunciato all’autorità giudiziaria. Sono previste varie sanzioni e, nei casi più gravi, la reclusione.” 

SI, è considerato spam e quindi non è legale farlo.

  ❀ Come mi devo comportare per i lavori grafici che faccio? Serve li la p.iva? Come posso tutelarmi?

  ❀  E’ obbligatoria la ritenuta d’acconto se vendo a privati?

 ❀  Se io sfrutto una camera di casa mia e la uso come studio per far venire i clienti, devo per forza avere la partita iva?

 ❀  E’ possibile vendere nell’ambito di una stessa attività prodotti di generi diversi?

Sì, purchè, nel caso di vendita di generi alimentari, l’esercente sia in possesso dei requisiti professionali e abbia rispettato le disposizioni igienico-sanitarie che disciplinano la vendita di tali prodotti.

 ❀  Cosa devo fare per vendere prodotti via Internet?

Gli adempimenti che un’impresa commerciale deve rispettare, per poter utilizzare come canale di vendita Internet, sono previsti dall’articolo 18 del D.lgs. 114/98 e dal Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n. 70, attuativo della Direttiva 2000/31/CE, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico:

inviare una comunicazione di inizio attività al Comune dove l’imprenditore individuale risiede oppure la società ha la sede legale utilizzando il modello ministeriale COM. 6 o COM. 6 BIS per il commercio elettronico (più due fotocopie del modello COM. completamente compilato e firmato);

attendere trenta giorni prima di iniziare l’attività;

attenersi nelle vendite a quanto previsto nei Decreti Legislativi 50/92 e 185/2000, in materia di contratti a distanza, e a tutti gli ulteriori obblighi informativi previsti dal citato decreto legislativo 70/03.

Ci sono finanziamenti o agevolazioni per chi intende svolgere un’attività di e-commerce?

Le agevolazioni previste attualmente sono quelle di cui all’art. 103 della legge 23 dicembre 2000 n. 388, e successive modifiche ed integrazioni, e dalla legge 5 marzo 2001 n. 57. Sulla base di diverse circolari del Ministero per le Attività Produttive sono stati aperti 3 bandi (ved. sito Internet http://www.minindustria.it/) successivamente scaduti. Allo stato attuale non si registrano bandi aperti.

C’è l’obbligo del venditore al cambio della merce acquistata in un negozio? Quali sono i riferimenti normativi al riguardo?

Sussiste un obbligo di cambiare la merce solo in caso di difetto di conformità del bene rispetto al contratto, ovvero l’esistenza di un difetto che rende il bene inidoneo all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo.

Ciò in in base alle previsioni del d.lgs. 2 febbraio 2002 n.24 , che dà attuazione alla direttiva 44/1999 in materia di garanzie sulla vendita dei beni di consumo.

Peraltro la sostituzione del bene è solo una tra le opzioni risarcitorie previste.

Al di fuori da questo caso, e cioè nei casi in cui non ci siano difetti di conformità, la possibilità di cambiare la merce è un atto di cortesia ed è quindi a discrezione dell’esercente.

Per quanto riguarda i giovani e le donne, ci sono agevolazioni o finanziamenti per avviare un’attività commerciale?

E’ possibile avere informazioni in proposito contattando le strutture di Confcommercio: Gruppo Giovani Imprenditori (tel. 06-5866409) e Terziario Donna (tel. 06-5866306).

Guarda anche le altre pagine correlate!

♡ AGGIORNAMENTO SUI GIVEAWAY

♡ Nuovo regime dei minimi 2012

♡ Contratto di Conto Vendita

♥ Hobby vs Opere del Proprio Ingegno

Altre info utili le puoi trovare a questi link:

http://www.codicedelconsumo.it/

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